L’adozione del modello «family-centered care, NIDCAP» e la formazione sul campo continua rivolta al personale

Scritto il 23/03/2026
da Saverio Nardella

Negli ultimi decenni, la neonatologia ha vissuto una profonda evoluzione, abbandonando un’impostazione centrata sulla gestione clinica e biomedica del neonato per adottare un modello assistenziale integrato e sistemico. In questo contesto si colloca l’adozione di un paradigma assistenziale che riconosce il neonato e la sua famiglia come un’unità inscindibile e fulcro del percorso di cura. Nato negli Stati Uniti negli anni ’80 per superare un modello assistenziale tradizionale in cui la famiglia era considerata un soggetto passivo, la Family-Centered Care (FCC) rappresenta oggi uno standard di riferimento a livello internazionale. Esso si fonda sul presupposto che la famiglia costituisca una risorsa e un partner attivo nel processo di cura: i genitori vengono coinvolti nei processi decisionali clinici e nella pianificazione terapeutica, all’interno di un contesto caratterizzato da comunicazione trasparente e adeguato supporto psicoemotivo. La migliore espressione della FCC nella pratica clinica è il NIDCAP (Newborn Individualized Developmental Care and Assessment Program), un metodo che mira a individualizzare l’assistenza al neonato fragile, in base ai suoi bisogni neuroevolutivi, con l’obiettivo di contenere lo stress indotto dalla Terapia Intensiva Neonatale (TIN). Attraverso una sistematica osservazione delle risposte fisiologiche e comportamentali del bambino, il NIDCAP permette di individualizzare l’intervento, anche adattando l’ambiente (modulando luci, rumori e stimoli tattili) nel rispetto i delicati ritmi biologici di sonno-veglia del neonato. Nel biennio 2024–2025, la Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena ha avviato un progetto finalizzato al consolidamento del modello FCC e al miglioramento della qualità dell’accoglienza e dell’assistenza rivolta ai neonati e alle loro famiglie. Il progetto nasce, nell’ambito dei percorsi di umanizzazione delle cure, dall’esigenza consolidare un approccio globale, inclusivo e integrato. I genitori sono posti al centro del processo assistenziale e supportati da un’équipe multidisciplinare che opera in modo sinergico, con l’obiettivo di promuovere la relazione affettiva con il neonato, il legame di attaccamento e la funzione genitoriale, elementi fondamentali per lo sviluppo globale del bambino. Per garantire l’efficacia di questo modello, che pone la relazione al centro della cura, le strutture ospedaliere devono investire nella Formazione sul Campo (FSC) continua rivolta ai professionisti sanitari, al fine di fornire strumenti utili a migliorare la relazione e il processo comunicativo tra équipe, neonato e genitori, sostenendo lo sviluppo neuroevolutivo, la funzione genitoriale e il legame di attaccamento neonato-genitori. Questo cambiamento sancisce il passaggio da un’assistenza basata sull’esecuzione di procedure a un modello biopsicosociale centrato sulla relazione.