Sanità sotto assedio in Iran: la crisi strutturale e deontologica negli ospedali

Scritto il 03/02/2026

Il sistema sanitario iraniano attraversa oggi una fase di drammatica criticità che investe sia la gestione delle infrastrutture sia la tutela del personale medico. Le recenti dinamiche interne hanno trasformato i luoghi di cura in spazi di estrema vulnerabilità, modificando profondamente il rapporto tra istituzioni sanitarie e cittadini. Le direzioni ospedaliere si trovano a operare in un contesto di pressione costante, dove l’esercizio della professione medica incrocia dinamiche di sicurezza che ne condizionano l’autonomia e l’efficacia.

Le evidenze raccolte dalle organizzazioni internazionali descrivono un panorama di danni ingenti al patrimonio sanitario nazionale. Le strutture di emergenza hanno subito pesanti ripercussioni operative, con centinaia di mezzi di soccorso resi inutilizzabili e numerosi centri di primo intervento compromessi. Episodi specifici registrati presso l’ospedale Khomeini di Ilam e l’ospedale Sina di Teheran confermano l’interruzione dei servizi essenziali a causa di interventi esterni che hanno danneggiato le forniture mediche e l’ambiente clinico. Questa situazione determina un sovraccarico insostenibile per il network sanitario, riducendo drasticamente la capacità di risposta alle urgenze.

La gestione del capitale umano appare altrettanto complessa. Il Direttore Generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha condiviso l’allarme per l’incolumità degli operatori: «Sono profondamente preoccupato per le molteplici segnalazioni di personale sanitario e strutture mediche in Iran colpiti dalla recente insicurezza e impossibilitati a fornire servizi essenziali a chi ne ha bisogno. Negli ultimi giorni sono giunte notizie di operatori sanitari aggrediti e di almeno cinque medici arrestati mentre curavano pazienti feriti. Chiedo il rilascio di ogni operatore sanitario in stato di fermo. Il personale medico non dovrebbe mai subire intimidazioni.»

Le testimonianze relative alle province di Isfahan e Fars indicano una forte pressione sul personale affinché i protocolli clinici siano subordinati a logiche di segnalazione estranee alla cura. Tale clima di intimidazione professionale incide sulla tempestività degli interventi, portando in casi estremi alla perdita di vite umane che sarebbero risultate salvabili attraverso un accesso ospedaliero immediato e protetto.

L’integrità delle strutture sanitarie rimane il presupposto fondamentale per garantire il diritto alla salute. La tutela della neutralità medica e la protezione dei siti di cura rappresentano necessità gestionali imprescindibili per permettere al sistema di erogare assistenza senza ostacoli. La salvaguardia della sicurezza negli ospedali costituisce l’unico strumento efficace per mantenere la continuità operativa e assicurare l’assistenza critica a chiunque ne abbia bisogno, preservando la funzione sociale e clinica della sanità.