In Italia la telemedicina non è più una parentesi della pandemia: sta diventando una componente stabile della presa in carico, soprattutto per follow-up, cronicità e monitoraggio. Tuttavia, cresce a velocità diverse, e questo rende le differenze regionali un tema sanitario prima ancora che tecnologico.
Il primo divario è digitale. Nel 2024 internet è presente nell’86,2% delle famiglie italiane (ISTAT, Cittadini e ICT 2024), ma scende al 60,6% nelle famiglie composte solo da anziani (ISTAT, Cittadini e ICT 2024): proprio la fascia che più avrebbe bisogno di continuità di cura a distanza. Sulla base dei dati ISTAT 2024 si osservano inoltre divari territoriali, con alcune regioni del Mezzogiorno al di sotto della media nazionale. Mentre il secondo è di natura organizzativi. Anche in presenza di standard nazionali e del PNRR, le Regioni non stanno adottando gli stessi servizi con la stessa velocità. I dati AGENAS sulla Piattaforma Nazionale di Telemedicina (presentazione istituzionale 2025) mostrano un’adesione non omogenea ai servizi minimi (televisita, teleconsulto, telemonitoraggio): segno di differenze ancora marcate nelle scelte operative e nell’integrazione dei sistemi regionali.
C’è poi un problema di misurazione: in Italia manca ancora una serie pubblica nazionale unica e comparabile sui volumi di televisite e teleconsulti nel SSN. Per questo il fenomeno va letto anche attraverso indicatori indiretti: nel 2023 la telemedicina in farmacia ha registrato 492.452 prestazioni (+40% sul 2022) e le televisite risultano praticate dal 36% degli specialisti e dal 52% dei MMG. Sul piano clinico, la telemedicina funziona quando è pensata come percorso, non come una semplice videochiamata: ruoli, tempi di risposta, soglie di allarme e passaggi tra remoto e presenza devono essere chiari. La letteratura internazionale e le revisioni sistematiche sulle cronicità mostrano risultati spesso positivi, ma molto dipende da come il servizio è progettato.
A livello di sistema, nel 2026 il punto non è più l’obiettivo, ma la verifica dei risultati. Il target del PNRR sulla telemedicina (almeno 300.000 persone assistite entro il 2025) risulta formalmente raggiunto sul portale del Ministero della Salute. Secondo la VII Relazione al Parlamento, i pazienti assistiti sono 467.479. Resta però il nodo della trasparenza dei dati per Regione e per tipologia di servizio. Anche l’impatto economico va interpretato non ideologicamente, in quanto i benefici sono possibili, ma non automatici. La convenienza c’è se questo modello sostituisce accessi inutili o previene complicanze; se invece aggiunge passaggi e burocrazia, può aumentare i costi.
La sfida, dunque, non è digitalizzare la sanità in astratto, ma renderla più equa. Questa svolta sarà tale solo se saprà ridurre le distanze territoriali, sociali e generazionali. Altrimenti resterà solo una promessa di innovazione.