Il glucosio è il principale carburante dell’organismo, ma quando il suo equilibrio si altera può trasformarsi in uno dei più grandi fattori di rischio per la salute pubblica globale. Il diabete mellito, patologia cronica caratterizzata da livelli elevati di zucchero nel sangue dovuti a deficit di insulina o a una sua inefficace azione, rappresenta oggi una delle sfide più complesse per i sistemi sanitari moderni. In Italia interessa oltre 4 milioni di persone, pari a circa il 6-7% della popolazione, con un’incidenza in costante aumento favorita dall’invecchiamento demografico, dalla sedentarietà e dalla crescente diffusione dell’obesità. A questi numeri si aggiunge una quota rilevante di soggetti non diagnosticati o in condizione di prediabete. Una pandemia silenziosa dove il diabete non è una sola malattia: esistono il diabete di tipo 1, autoimmune e spesso diagnosticato in età giovanile, il diabete di tipo 2, il più frequente, il diabete gestazionale e forme più rare secondarie o genetiche. Se non adeguatamente controllato può causare danni progressivi a cuore, reni, retina, sistema nervoso e apparato vascolare, incidendo in modo significativo su aspettativa e qualità della vita. Negli ultimi anni, tuttavia, la diabetologia ha conosciuto un’accelerazione straordinaria grazie all’innovazione tecnologica. Sensori glicemici in continuo, microinfusori di ultima generazione, sistemi integrati noti come pancreas artificiali, telemedicina e algoritmi predittivi stanno cambiando radicalmente la gestione clinica della patologia. L’obiettivo non è più soltanto compensare la glicemia, ma prevenire le complicanze e migliorare la vita quotidiana delle persone. In questo scenario d’eccellenza, l’ospedale Niguarda di Milano rappresenta uno dei punti di riferimento nazionali, dove ricerca, multidisciplinarietà e tecnologie avanzate si integrano in percorsi di cura personalizzati. Abbiamo incontrato il dott. Federico Bertuzzi, direttore della Struttura di Diabetologia per comprendere come sta evolvendo l’assistenza ai pazienti e quali saranno le prossime frontiere della medicina diabetologica.
Negli ultimi anni la gestione del diabete è cambiata molto grazie alla tecnologia, quali sono oggi gli strumenti più innovativi che mettete a disposizione dei pazienti, dai sensori glicemici ai microinfusori fino ai sistemi integrati?
Negli ultimi anni la tecnologia ha cambiato radicalmente la gestione del diabete. Oggi utilizziamo sensori glicemici in continuo che permettono di monitorare la glicemia 24 ore su 24, microinfusori che erogano insulina in modo più preciso e sistemi integrati – i cosiddetti pancreas artificiali – che automatizzano gran parte della terapia erogando la insulina in modo semi automatico sulla base dei valori glicemici. Grazie a questi dispositivi è migliorato non solo il controllo glicemico, ma anche la qualità di vita delle persone con diabete. A questo si aggiungono telemedicina e piattaforme digitali, che ci consentono di seguire i pazienti anche a distanza.
Il vostro reparto è considerato un punto di riferimento per la diabetologia, come è organizzata la struttura per seguire i pazienti con esigenze molto diverse, dal diabete di tipo 1 al tipo 2, fino ai casi più complessi?
La struttura offre una presa in carico completa e personalizzata grazie ai percorsi multidisciplinari con gli altri specialisti e con i medici di medici generale. Presso il nostro centro viene gestito ogni forma di diabete: di tipo 1, tipo 2, gestazionale, secondario a patologie pancreatiche, monogenetico, con tutte le possibili complicanze, utilizzando tutte le strategie disponibili, dalla tecnologia, fino ai trapianti di isole e pancreas.
Uno degli aspetti centrali nella cura del diabete è il lavoro di squadra: quali specialisti collaborano con la Diabetologia e quanto conta l’approccio multidisciplinare nella prevenzione e nel trattamento delle complicanze?
Il diabete richiede un approccio multidisciplinare. Nel nostro team lavorano insieme diabetologi, infermieri, dietisti, psicologi e specialisti come cardiologi, nefrologi, oculisti e chirurghi vascolari. Questa integrazione è fondamentale soprattutto per prevenire e gestire le complicanze, che rappresentano l’aspetto più critico della malattia.
Per molti pazienti la qualità della vita è importante quanto la terapia: in che modo il vostro centro accompagna le persone nella quotidianità, nell’attività sportiva, nell’alimentazione e nell’educazione terapeutica?
Oggi l’obiettivo non è solo curare il diabete, ma permettere alle persone di vivere bene. Per questo investiamo molto nell’educazione terapeutica: alimentazione, attività fisica, uso delle tecnologie. Accompagniamo i pazienti nella vita quotidiana e organizziamo anche esperienze come campus educativi per i più giovani, che aiutano a sviluppare autonomia e consapevolezza insieme alla gestione dell’attività fisica.
Guardando al futuro, quali saranno le prossime sfide e le nuove frontiere della diabetologia, tra ricerca clinica, intelligenza artificiale e medicina sempre più personalizzata?
Il futuro va verso sistemi sempre più automatizzati, con pancreas artificiali completamente autonomi e integrazione dell’intelligenza artificiale per prevedere l’andamento glicemico. Abbiamo attivato dei servizi di telemonitoraggio che stiamo integrando con algoritmi predittivi di scompenso glicemico e di episodi severi di ipoglicemia, grazie alla collaborazione con la Facoltà di Ingegneria della Università di Pavia. Parallelamente, la medicina sarà sempre più personalizzata. La vera sfida sarà coniugare innovazione tecnologica, accesso alle cure e centralità del paziente.