In occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro, il professor Gianni Amunni riflette sul nuovo approccio centrato sulla persona
“Il tumore è una questione personale” è lo slogan scelto per la Giornata Mondiale contro il Cancro 2026. Un messaggio giusto e necessario, secondo il professor Amunni, un cambiamento di paradigma che ha conseguenze profonde sulla pratica clinica quotidiana.
“Questo slogan traduce in oncologia un concetto che riguarda tutta la medicina: il passaggio dalla malattia al malato e, successivamente, dal malato alla persona“, spiega Amunni.
Il rischio è che generalizzando eccessivamente la malattia si perdano di vista elementi importanti per la cura del paziente: “Più si generalizza la malattia, più si colgono gli aspetti patogenetici e biologici, ma si perdono gli aspetti legati al vissuto di malattia“.
Ed è proprio sul concetto di “vissuto” che Amunni insiste: “Il vissuto è un concetto fondamentale perché non solo ci consente di creare un rapporto empatico tra medico e paziente, ma ci permette di comprendere meglio gli effetti dei nostri trattamenti“.
Quando il medico ha davanti a sé la persona – e non solo la malattia – cambia radicalmente l’intero approccio terapeutico. “Sono obbligato ad affrontare i temi del colloquio in modo da cogliere le differenze, la variabilità, e quindi ad adeguare i miei comportamenti di conseguenza“, afferma Amunni.
Questa consapevolezza è il risultato di un lungo percorso. Per illustrarlo, Amunni traccia un’interessante evoluzione storica della disciplina oncologica, articolata in tre fasi distinte che mostrano come si sia progressivamente arrivati a questa visione centrata sulla persona.
“Siamo partiti da pochi strumenti di cura che diventavano strumenti da utilizzare su tante patologie oncologiche diverse“, ricorda. Una fase in cui l’approccio era necessariamente generalista, dettato anche dalla limitatezza delle conoscenze e degli strumenti disponibili.
“Poi c’è stato il passaggio alla personalizzazione: via via che si approfondivano le caratteristiche biologiche, è cresciuta la personalizzazione e la capacità di riconoscere cure più mirate“, continua Amunni, descrivendo il ruolo centrale della medicina di precisione.
“Oggi siamo nella fase in cui possiamo spostare il baricentro dalla precisione molecolare del trattamento alla modulazione dell’approccio umano. L’obiettivo è adattare il percorso clinico alla realtà di chi lo vive: il contesto familiare e culturale, la percezione della malattia e quel delicato equilibrio di affetti che definisce ogni individuo.”
Per il professor Amunni, questo cambiamento rappresenta il naturale compimento del progresso scientifico. Esiste una coerenza profonda tra i traguardi della ricerca e la qualità del rapporto clinico: l’evoluzione biologica, che ha generato terapie sempre più mirate, richiede ora un’analoga evoluzione relazionale, in grado di valorizzare differenze che appartengono alla sfera della vita quotidiana piuttosto che a quella del DNA.
“In oncologia questa valenza è particolarmente forte proprio ora che si intravede la possibilità di guarire i tumori. Deve essere fatto il massimo sforzo per migliorare il rapporto“, conclude Amunni con determinazione. “È questo il modo per avvicinare il paziente il più possibile alle cure e all’aderenza terapeutica, garantendo così il successo della cura stessa“.
