Negli ultimi anni la chirurgia generale oncologica ha vissuto una trasformazione profonda, guidata dall’innovazione tecnologica, dall’approccio mininvasivo e da una sempre maggiore personalizzazione delle cure. In questo scenario di rapido cambiamento, l’Ospedale Niguarda di Milano si conferma come uno dei principali poli di riferimento a livello nazionale e internazionale, grazie a una visione integrata che coniuga ricerca, tecnologia e centralità del paziente.
Il Dipartimento di Chirurgia generale oncologica e mininvasiva, diretto dal dott. Giovanni Ferrari, rappresenta un esempio concreto di come la chirurgia robotica, la chirurgia bariatrica e la chirurgia dell’apparato digerente sia in ambito benigno che maligno, possano tradursi in migliori esiti clinici, riduzione delle complicanze e tempi di recupero più rapidi. Un’esperienza maturata attraverso una casistica ampia e altamente specializzata, che comprende il trattamento chirurgico delle principali patologie neoplastiche colon-rettali, esofago-gastriche, pancreatiche e degli organi parenchimatosi. In questa intervista abbiamo voluto approfondire con il dott. Giovanni Ferrari, direttore del Dipartimento Chirurgico Polispecialistico, le novità più rilevanti, le prospettive future e il valore aggiunto di un approccio multidisciplinare e tecnologicamente avanzato, capace di rispondere alle sfide sempre più complesse della chirurgia oncologica moderna.
Quali sono oggi i principali vantaggi clinici e organizzativi della chirurgia robotica applicata alla chirurgia oncologica e dell’apparato digerente, e in quali ambiti avete osservato i risultati più significativi?
La chirurgia robotica rappresenta oggi la naturale evoluzione di una mentalità chirurgica che è quella mini-invasiva. In un contesto in cui si tende a minimizzare il più possibile l’impatto di un intervento sulla vita del paziente, cercando di stravolgere il meno possibile funzioni essenziali come l’alimentazione orale, la mobilizzazione, la minzione, la chirurgia robotica rappresenta la massima espressione di questa tendenza. Dal punto di vista clinico, l’estrema precisione dei movimenti e dei gesti chirurgici, insieme a una visione magnificata di ogni dettaglio, consentite dalla piattaforma robotica, permettono dissezioni più accurate e rispettose dei criteri di radicalità oncologica, insieme a un miglior controllo emostatico e una qualità delle anastomosi elevata. Il tutto si traduce in una riduzione significativa delle complicanze postoperatorie, un recupero funzionale più rapido e una degenza ospedaliera più breve.
Sul piano organizzativo, l’introduzione della robotica ha rappresentato uno stimolo a una maggiore standardizzazione dei percorsi operatori, con protocolli condivisi e schede procedurali che rendono il lavoro di squadra più efficiente e riproducibile. Questo ha inoltre favorito percorsi di apprendimento e di formazione anche dei chirurghi più giovani portandoli ad essere pienamente autonomi nelle principali aree della chirurgia addominale. La particolare vocazione alla formazione del nostro centro lo ha reso centro di riferimento nazionale e internazionale per la diffusione della chirurgia robotica.
I vantaggi della chirurgia robotica diventano più evidenti al crescere della complessità dell’intervento chirurgico che viene eseguito, infatti gli ambiti in cui abbiamo riscontrato i migliori risultati sono le chirurgia colo-rettale, quella esofago-gastrica e quella bilio-pancreatica, dove l’uso del robot ha migliorato il comfort del chirurgo e la precisione/pulizia del gesto chirurgico, riducendo la variabilità interoperatoria e aumentando la riproducibilità chirurgica. Inoltre, l’adozione di una strategia multipiattaforma ha permesso di testare e ottimizzare soluzioni tecnologiche diverse, portando la nostra struttura a essere riconosciuta come centro hub per la formazione regionale in chirurgia robotica.
In che modo l’approccio mini-invasivo ha cambiato il trattamento delle patologie dell’apparato digerente, sia maligne che benigne, e quali sono oggi i limiti ancora da superare?
L’approccio mini-invasivo ha profondamente trasformato la chirurgia dell’apparato digerente, spostando il baricentro del trattamento verso una chirurgia più precisa, funzionale e orientata alla qualità della vita del paziente. In questo percorso, la chirurgia robotica ha fortemente favorito la transizione definitiva verso la chirurgia mini-invasiva attraverso una maggiore semplicità di esecuzione, qualità dei risultati e dunque riproducibilità degli interventi. Oggi, nel nostro centro, oltre il 90% degli interventi per patologie oncologiche e benigne dell’apparato digerente viene eseguito per via mini-invasiva. Questo ha comportato un impatto rilevante su diversi parametri: riduzione delle perdite ematiche, minor dolore postoperatorio, ripresa precoce dell’alimentazione e riduzione dei tempi di degenza.
L’approccio mini-invasivo ha inoltre favorito l’integrazione dei principi ERAS (Enhanced Recovery After Surgery), potenziando ulteriormente gli esiti clinici e la rapidità di recupero postchirurgico. Dal punto di vista oncologico, la qualità del gesto e la chiarezza anatomica offerte dalla chirurgia robotica garantiscono risultati superiori rispetto alla chirurgia tradizionale, preservando al contempo le funzioni fisiologiche.
Se da un punto di vista tecnico, l’implementazione regolata e seria dell’approccio robotico sembra non porre quasi più alcun limite al chirurgo (si pensi all’esecuzione ormai routinaria di interventi tra i più complessi della chirurgia addominale come la duodenocefalopancreasectomia o l’esofagectomia), permangono ancora sfide rilevanti legate alla sostenibilità e ai costi di implementazione e manutenzione delle tecnologie, alla necessità di curve di apprendimento adeguate per gli operatori e alla gestione delle urgenze, dove l’approccio mini-invasivo è stato finora poco utilizzato. È proprio in questa direzione che stiamo lavorando, sperimentando la robotica anche nella chirurgia d’urgenza differita e potenziando programmi di formazione (Progetti VIVAIO e NEXT GEN) volti a creare una nuova generazione di chirurghi pronti ad affrontare con sicurezza e competenza questa evoluzione.
Per le neoplasie colon-rettali, esofago-gastriche e pancreatiche, quali sono le principali novità chirurgiche di tipo mini-invasivo e come si integra l’intervento con i trattamenti oncologici multimodali?
Negli ultimi anni la chirurgia mini-invasiva delle neoplasie del tratto digerente ha compiuto un sostanziale salto qualitativo, diventando pienamente integrata nei percorsi oncologici multimodali rispetto ai quali offre sostanziali vantaggi in termini di precocità di ripresa di percorsi adiuvanti (chemioterapia, radioterapia). Tuttavia, sebbene il nostro centro abbia sempre creduto e perseguito quest’approccio, i dati nazionali sull’impiego della chirurgia mini-invasiva, particolarmente nel campo della chirurgia addominale oncologica, al di fuori di pochi centri di riferimento, sono estremamente insufficienti. In questo contesto, la chirurgia robotica appare uno strumento eccezionale per superare il forte limite della reale diffusione della chirurgia mini-invasiva.
La chirurgia colorettale è stata la prima chirurgia ad alta complessità a beneficiare degli approcci mininvasivi laparoscopici, sia per l’ampia incidenza della patologia che tratta sia perché offre interventi a difficoltà incrementale. Tuttavia anche in questo ambito la penetranza della laparoscopia non è stata totale, nel territorio italiano ha raggiunto solo nel 2023 il 50% delle procedure. La chirurgia robotica offre una precisione del gesto chirurgico e una facilità di apprendimento che può consentire l’accorciamento della learning curve del chirurgo permettendo di trattare un maggior numero di pazienti con un approccio mininvasivo. In ambiti specifici i vantaggi dell’approccio robotico hanno anche permesso di incrementare i benefici per il paziente, per esempio nella resezione anteriore di retto il maggior dettaglio visivo e la precisione nella dissezione consente una miglior conservazione delle strutture nervose con minor sequele funzionali post-operatorie, anche dopo percorsi chemioradioretapici che già di per sé riducono e controllano la malattia; nell’emicolectomia destra si incrementa il numero di linfonodi asportati con una potenziale radicalità oncologica maggiore. Infine negli ultimi anni si sono rese disponibili nuove piattaforme robotiche che trovano una particolare indicazione in procedure che altrimenti risultano complesse e indaginose. La piattaforma Single Port, dove gli strumenti robotici sono aggregati in un unico accesso da 27 mm, consente l’esecuzione di procedure transanali per l’asportazione di lesioni potenzialmente maligne con una facilità non pensabile con un approccio mininvasivo tradizionale, offrendo al paziente una definizione diagnostica e terapeutica più accurata e precisa.
Per quanto riguarda la chirurgia esofago-gastrica, la magnificazione dell’immagine e gli elevati gradi di libertà permessi dagli strumenti robotici si sono tradotti in un maggior numero di linfonodi asportati durante la dissezione chirurgica, di una maggiore facilità nell’esecuzione di complesse ricostruzioni digestive, di minori perdite ematiche e di una minore incidenza di complicanze respiratorie. In particolare, nella nostra personale casistica abbiamo documentato che i Pazienti che vengono sottoposti ad intervento chirurgico con tecnica mini-invasiva presentano tassi più elevati di completamento della chemioterapia post-operatoria, indice di un recupero post-operatorio più rapido. Dopo un intervento di esofagectomia o gastrectomia robotica, quindi, il Paziente recupera prima, e ricomincia precocemente la sua “corsa” contro il cancro. Questo rappresenta un vantaggio irrinunciabile nell’era dei trattamenti oncologici multimodali, dove l’unione di più trattamenti combinati si traduce in un beneficio per il Paziente.
Particolarmente significativa è stata l’evoluzione della chirurgia pancreatica, che per la sua stessa estrema complessità ha rappresentato un campo poco fertile alla diffusione della chirurgia mini-invasiva, anche da parte di centri con grande esperienza e volumi di chirurgia pancreatica. Il nostro centro aveva ampiamente verificato la possibilità di eseguire interventi di resezione pancreatica (tanto della testa che del corpo coda del pancreas) attraverso la laparoscopia, per i quali rimanevano però grossi dubbi relativamente alla riproducibilità e alla difficoltà tecnica delle procedure. L’implementazione della chirurgia robotica ha reso molto più convincente e riproducibile questa possibilità, permettendo l’esecuzione di interventi più precisi e più sicuri, sia da un punto di vista chirurgico che oncologico. Inoltre questo ha permesso di estendere le indicazioni, e quindi il numero di pazienti che può beneficiarne, anche a soggetti con necessità di resezioni vascolari e sottoposti a terapie neoadiuvanti. Questi aspetti, insieme a una rigorosa standardizzazione dei percorsi e di analisi dei risultati, hanno permesso in breve tempo al nostro centro di diventare un riferimento nazionale e internazionale per la chirurgia robotica del pancreas
L’approccio mini-invasivo, dunque, non è più una mera alternativa tecnica, ma si inserisce nel continuum terapeutico personalizzato. La collaborazione multidisciplinare con oncologi, radiologi e nutrizionisti consente di definire strategie “tailored”, in cui la scelta chirurgica è parte integrante del piano oncologico complessivo, allineando tempistiche, accessi e trattamento postoperatorio per massimizzare gli outcome oncologici e funzionali.
Quanto conta il volume di interventi e la specializzazione di un centro nel garantire sicurezza ed efficacia, soprattutto nella chirurgia degli organi parenchimatosi, e quali prospettive future vede nell’ambito del suo lavoro?
Il volume operatorio e la specializzazione del chirurgo rappresentano oggi due indicatori cruciali e noti di qualità e sicurezza nella chirurgia complessa, in particolare negli interventi sugli organi parenchimatosi come il pancreas e il fegato. La nostra esperienza dimostra che l’elevato numero di procedure, unito alla presenza di un’équipe giovane ma altamente formata, ha permesso di raggiungere standard di riferimento nazionali ed europei. L’attività chirurgica è passata da 13 sedute settimanali nel 2021 a oltre 40 nel 2025, con un aumento parallelo della casistica di chirurgia colo-rettale, esofago-gastrica e bilio-pancreatica. La centralizzazione nei centri di riferimento di pazienti con patologie complesse, non soltanto in termini di tecnica chirurgica, ma soprattutto di cultura, consente maggior qualità nell’esecuzione degli interventi, curve di apprendimento più rapide, migliore gestione delle eventuali complicanze postoperatorie e maggiore efficienza organizzativa.
La suddivisione del nostro gruppo in “unità funzionali” dedicate (Pancreas Unit, Bariatric Unit, Breast Unit, Colorectal Unit) ha inoltre valorizzato la specializzazione verticale, permettendo una gestione multidisciplinare integrata e tempestiva dei pazienti complessi. Credo che il futuro della chirurgia passerà attraverso la piena integrazione tra alta tecnologia, formazione continua e personalizzazione del percorso di cura, obiettivi che la nostra struttura ha già posto al centro della propria missione.
