L’attività professionale intramoenia costituisce un pomo della discordia del confronto sul SSN. Le argomentazioni di chi la considera come un vulnus ai principi del SSN possono essere sintetizzate nei seguenti termini: in primo luogo mette in discussione i principi di universalità ed equità perché si creano disuguaglianze tra coloro che sono in condizioni economico-sociali per superare le liste d’attesa; in secondo luogo perché consentirebbe a medici e ora anche ad infermieri, dipendenti del SSN di fare concorrenza alla propria azienda, situazione anomala nel mondo delle imprese private; in terzo luogo perché contribuirebbe ad aumentare il “consumismo sanitario” con la moltiplicazione di prestazioni non sempre appropriate.
Al contrario, chi prende considera tale attività come elemento del pluralismo di un sistema che non intende essere “statalista in assoluto” ed evidenzia questi elementi: in primo luogo tale attività consente di ampliare la sfera della libera scelta del cittadino che si rivolge a strutture pubbliche con tariffe in qualche modo governate dalle aziende sanitarie invece che rivolgersi al privato puro; in secondo luogo, perché l’attività intramoenia consente ai professionisti che sono in grado di avere la fiducia dei pazienti di integrare la remunerazione che il SSN non è in grado di garantire a comparabili con altri Paesi; in terzo luogo, perché si tratta di un’attività svolta oltre l’orario di lavoro e quindi è aggiuntiva e non sostitutiva del servizio garantito dal SSN.
Chi concorda con la prima linea di pensiero considera l’attività intramoenia una, e per alcuni anche la principale, causa delle liste d’attesa. Chi invece sostiene la seconda, ritiene che questa situazione è conseguenza di un sistema che con l’allargamento dei LEA e con i vincoli sulle risorse (di personale, finanziari, strutturali) promette più di quanto può mantenere. Come sempre accade per i problemi complessi nel concreto agiscono contemporaneamente i due fenomeni. Quindi, sarebbe utile abbandonare il confronto/scontro sui principi astratti e pensare a una possibile soluzione articolata su tre linee:
- in primo luogo rafforzare la capacità di programmazione delle Regioni e delle aziende sanitarie per fare in modo che le prestazioni erogate in regime intramoenia siano realmente complementari a quelle garantite dai LEA;
- in secondo luogo, attivare un sistema di valutazione in grado di prevenire o ridurre prestazioni inappropriate sia in conto SSN sia per attività intramoenia;
- In terzo luogo applicare in modo più rigoroso la normativa già esistente, o riformulare in modo più facilmente applicabile le regole secondo cui si stabiliscono obiettivi di riduzione delle liste d’attesa e si pongono limiti all’attività intramoenia correlati a questi obiettivi.
In concreto la riduzione dei tempi di attesa potrebbe aumentare il livello di attività intramoenia consentita.
