Proteggere oggi, anticipare domani: la sfida della vaccinazione moderna

Scritto il 16/04/2026

In un’epoca in cui le malattie infettive tornano a ridefinire priorità, confini e responsabilità della sanità pubblica, la vaccinazione si conferma non solo uno strumento clinico, ma un vero e proprio indicatore della capacità di un sistema di adattarsi al cambiamento. Dalla rivoluzione dei vaccini a mRNA alle nuove sfide poste da mobilità globale, fragilità sociali e mutamenti demografici, il panorama vaccinale degli ultimi anni ha subito un’accelerazione senza precedenti. In questo scenario in continua evoluzione, il ruolo dei grandi centri ospedalieri diventa cruciale: non più semplici luoghi di erogazione, ma nodi strategici di una rete integrata che coniuga prevenzione, cura e prossimità al cittadino. È in questa prospettiva che si inserisce l’esperienza della Struttura complessa Vaccinazioni dell’Ospedale Niguarda, impegnato a ripensare modelli organizzativi, ampliare l’accesso e rispondere in modo sempre più mirato ai bisogni di una popolazione eterogenea e spesso vulnerabile. Abbiamo approfondito questi temi con la dottoressa Elisabetta Masturzo, direttrice della Struttura, per comprendere quali siano oggi le principali innovazioni a partire dai nuovi vaccini alle strategie operative e come si sta trasformando, concretamente, l’offerta vaccinale sul territorio.

Negli ultimi anni il panorama vaccinale è cambiato rapidamente: quali sono le principali novità in tema di vaccinazioni, sia in termini di nuovi vaccini che di strategie organizzative, che state implementando presso il vostro Centro?

La pandemia di Coronavirus ha indubbiamente spinto la ricerca ad una accelerazione ‘forzata’ dettata dalla necessità della contingenza, sia per quanto riguarda l’elaborazione di modelli predittivi di intelligenza artificiale applicati alla sorveglianza delle malattie infettive sia nelle tecniche di produzione dei vaccini di nuova concezione tra i quali quelli a mRNA, quelli adiuvati o ad alto dosaggio ad effetto potenziato. Questi e altri fenomeni di portata globale, inclusi i flussi migratori di persone e di vettori, i cambiamenti demografici, sociali, economici e geopolitici hanno evidenziato come, al di là dei confini geografici, gli uomini, ma anche gli animali e in generale gli ecosistemi siano uniti da un filo rosso in un fragile equilibrio di interdipendenza biologica e debbano spingere i vari livelli del potere decisionale ad adottare strategie e politiche sanitarie integrate, coerenti e tempestive.

In ambito umano le malattie infettive a trasmissione aerea sono una riprova di questa permeabilità ambientale: si pensi all’innalzamento della soglia di attenzione nei riguardi del morbillo, della meningite o delle affezioni respiratorie virali e batteriche a partire da influenza/ILI, SARS-Cov-2, Pneumococco, RSV, ma l’elenco è decisamente lungo.

In tal senso, nemici biologici vecchi e nuovi apparsi o riapparsi sulla scena, hanno dettato l’agenda delle nostre priorità in termini di policy aziendali e di strategie organizzative ripensate, sebbene nel rispetto dei piani e delle indicazioni nazionali e regionali, nella direzione di una erogazione sempre più capillare e mirata alle categorie numericamente preponderanti e vulnerabili delle persone anziane o affette da patologie croniche.

L’immagine che vorrei rendesse meglio questo sforzo, che è primariamente uno sforzo verso la condivisione del valore universale della medicina preventiva intesa come parte integrante del percorso di presa in carico e verso un’assunzione di responsabilità dei professionisti, è quello di un’offerta non più differita e confinata nelle ‘riserve’ dei Centri vaccinali, ma erogata in modo ubiquitario e in qualsiasi occasione di contatto con l’utente.

Come è strutturata la governance del vostro Centro e quali modelli organizzativi adottate per garantire efficienza, accessibilità e qualità del servizio?

Per assecondare la logica dell’integrazione e superare l’arcaica concezione della prevenzione intesa come compartimento separato da quello della cura, la nostra struttura  ha aderito ad un modello di governance dell’offerta vaccinale basato su reti di collaborazione con l’Ospedale e con le articolazioni del Distretto del Municipio 9, tra le quali le Case di Comunità, il recentissimo Ospedale di Comunità e i consultori.

Una procedura per la gestione e la conservazione dei vaccini garantisce che la logistica degli approvvigionamenti avvenga in condizioni di sicurezza rispetto alla preservazione della catena del freddo.

Recentemente abbiamo pubblicato sul sito aziendale la Carta dei Servizi vaccinali la cui finalità principale include garantire l’equità di accesso e gli standard di qualità organizzativa, informare sulle modalità di prenotazione e rendere trasparenti i livelli dei servizi offerti all’interno della rete di erogazione aziendale.

Secondo la sua esperienza, quali sono oggi le categorie di popolazione più resistenti o esitanti nei confronti della vaccinazione e quali sono, le principali motivazioni che riscontra alla base di questa diffidenza?

Il fenomeno dell’esitazione vaccinale non è facilmente comprimibile all’interno di categorie di popolazione preordinate, in quanto ha origine multifattoriale e attraversa trasversalmente tutti gli strati sociali, le latitudini, le longitudini, le generazioni e, non ultima, la politica. L’approccio alla risoluzione del problema non può pertanto essere unico e valido per tutte le situazioni e le persone.

La scelta di aderire alla vaccinazione non consegue ad un mero passaggio di informazioni o ad una comunicazione dogmatica e unilaterale, ma richiede da parte del professionista abilità comunicative, umane e di mediazione, spesso non maturate nei corsi di studio universitari, ma sul campo e con l’esperienza. Quello che si dovrebbe tentare di perseguire è una trasformazione gentile nella direzione di una disponibilità all’ascolto attivo delle riserve e delle paure, in ultima analisi all’empatia.

In generale, registro inoltre una scarsa propensione alla cultura della prevenzione, intesa più come il sottoporsi agli screening periodici e ai check up, piuttosto che come partecipazione ad un percorso di educazione agli stili di vita salutari e di responsabilizzazione verso il patrimonio di salute collettivo, che è bene tanto individuale quanto comune.

Vi sono poi posizioni francamente ideologiche, comprese quelle No vax o nei confronti delle big pharma, difficilmente smontabili, e per le quali, a mio avviso, non vale la pena spendere ulteriori parole.

Il Niguarda è noto per il grande lavoro svolto in multidisciplinarietà, la vostra struttura in che modo collabora con gli altri reparti dell’ospedale e con il territorio, come ad esempio medici di base, scuole, associazioni, enti locali per promuovere la cultura vaccinale e facilitare l’accesso ai servizi?

Anche in questo caso l’integrazione è la nostra parola d’ordine. Si sta lavorando alla costruzione di panel vaccinali raccomandati per età o categorie di rischio di modo da inserirli nei PPDTA, ove presenti, e nella lettera di dimissione ospedaliera per la presa in carico da parte del medico delle cure primarie.

Molte sono le iniziative messe in campo per sensibilizzare alla cultura della prevenzione mediante vaccinazione, ad esempio, per l’occasione delle ultime Olimpiadi e Paralimpiadi Milano Cortina 2026 e per l’Open day “Scendi in campo e fai goal contro l’HPV” presso lo Stadio San Siro.

La fucina delle idee è ancora aperta e i lavori sono in corso.

Quali strategie concrete state adottando o già adottate e che ritenete più efficaci per raggiungere le fasce di popolazione più difficili da intercettare, come le persone senza dimora, i minori stranieri non accompagnati, le popolazioni migranti e le persone con difficoltà di accesso legate a condizioni fisiche o geografiche?

Le persone socialmente ed economicamente vulnerabili dei senza fissa dimora sono maggiormente esposte al rischio di contrarre e di trasmettere infezioni e pertanto sono divenute l’oggetto prioritario di un primo piano di interventi di Salute pubblica messo in cantiere nel 2026 ed improntato ad un principio di equità e di tutela dei gruppi sociali più poveri.

Tra gli obiettivi, proteggere le persone senza dimora accolte presso le strutture di accoglienza convenzionate con il Comune di Milano, i centri diurni per senza tetto e le mense per i poveri presenti, in prima istanza, nel territorio del Municipio 9, con un’offerta a carattere permanente e stagionale.

L’attenzione verso le categorie dei più fragili tra i fragili, ovvero i minori non accompagnati giunti in Pronto Soccorso, è massima. Anche in questo caso abbiamo sviluppato una rete di collaborazione con il Servizio sociale professionale dell’Azienda per una presa in carico globale.